PAGANICA-Dopo l’entusiasmo e la commozione dell’anno scorso, anche quest’anno gli
abitanti e i nati in via Fonte Nuova nel rione Colle, nel pieno centro storico di
Paganica, si sono ritrovati sabato sera in Via delle Volpi ai bordi delle
macerie la dove quella notte del 6 aprile grande fu la distruzione delle
antiche ma popolate abitazioni.
Oltre
150 persone per lo più meno giovani, in un unico banchetto lungo una
cinquantina di metri, come a ricordare,
la vicinanza della porta accanto.
All’ingresso della via in un gonfiabile il saluto agli
ospiti, con la scritta “Benvenuti aju Colle de na Vote”, quasi a ricalcare il
titolo del libro pubblicato l’anno scorso da chi scrive, “Paganica: U Colle de
na vote e ju disastru deju tarramutu”edito da Infomedia Group. Verso la metà
della tavolata, di nuovo un grande telo con una scritta di leopardiana memoria
“Sempre caro mi fu quest’ermo Colle”
Spazi vuoti, vicoli
non più distinguibili, cataste di pietre lavorate che definivano le forme degli
archi e delle porte e finestre delle loro case che attendono, chissà
quando, la loro ricollocazione. Dall’alto
del Colle, le luci disegnano il nuovo perimetro del paese, tra le casette sorte
nel post sisma, MAP e abitazioni dei progetti CASE, hanno divorato una buona
fetta di territorio che da secoli ha dato da mangiare ai nostri avi.
A tardi sul telone bianco vengono proiettate
immagini di una trentina di anni fa con una grande partecipazione della
popolazione, ma ciò che ti prende oggi, è la mancanza di quelle vie, quelle
piazze, quei spazi di cui prima non ti rendevi neanche conto di averli.


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